Più mascherine che meduse nei nostri mari: la nuova emergenza

In questi giorni sta facendo scalpore la notizia di alcuni volontari inglesi che sulle spiagge britanniche, una volta incontaminate, stanno rinvenendo  un’enorme quantità di guanti, mascherine e altri rifiuti riconducibili al coronavirus. In particolare  la biologa marina Emily Stevenson lancia sui social media un accorato allarme   invitando tutti a rispettare l’ambiente, gettando questi rifiuti negli appositi contenitori e non per strada o sulla sabbia. Questi dispositivi di sicurezza secondo uno studio del Dipartimento per l’Ambiente marino del Servizio sanitario pubblico federale belga, se lasciati in mare, impiegheranno circa 450 anni per degradarsi, senza contare il pericolo che rappresentano per le creature marine che potrebbero inghiottirli facilmente, rischiando la morte. Vogliamo ribadire con fermezza che  le  mascherine e tutti quei dispositivi di protezione individuale sono necessari per contenere il più possibile il contagio da Coronavirus. Quando però abbiamo finito di utilizzarli, dobbiamo avere l’atteggiamento corretto di smaltirli  nella giusta maniera o tra qualche anno avremo più mascherine che meduse nei nostri mari.

Matteo Gimmelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

8 + tre =