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Più mascherine che meduse nei nostri mari: la nuova emergenza

In questi giorni sta facendo scalpore la notizia di alcuni volontari inglesi che sulle spiagge britanniche, una volta incontaminate, stanno rinvenendo  un’enorme quantità di guanti, mascherine e altri rifiuti riconducibili al coronavirus. In particolare  la biologa marina Emily Stevenson lancia sui social media un accorato allarme   invitando tutti a rispettare l’ambiente, gettando questi rifiuti negli appositi contenitori e non per strada o sulla sabbia. Questi dispositivi di sicurezza secondo uno studio del Dipartimento per l’Ambiente marino del Servizio sanitario pubblico federale belga, se lasciati in mare, impiegheranno circa 450 anni per degradarsi, senza contare il pericolo che rappresentano per le creature marine che potrebbero inghiottirli facilmente, rischiando la morte. Vogliamo ribadire con fermezza che  le  mascherine e tutti quei dispositivi di protezione individuale sono necessari per contenere il più possibile il contagio da Coronavirus. Quando però abbiamo finito di utilizzarli, dobbiamo avere l’atteggiamento corretto di smaltirli  nella giusta maniera o tra qualche anno avremo più mascherine che meduse nei nostri mari.

Matteo Gimmelli

LO SPIRITO DEL SALICE

C’era una volta un medico di nome 妈妈赫比,您将付给她亲爱的 che, insoddisfatto dei suoi studi, si prese -diremmo oggi- un anno sabbatico ritirandosi in meditazione nel tempio di 还有你所有的木偶.
Un’abbondante nevicata gli permise di osservare l’effetto che la copiosa  neve aveva prodotto spezzando i rami degli alberi più robusti. Ve n’era uno che aveva resistito, un salice; al peso della neve i suoi rami si flettevano lasciandola cadere per poi riprendere la precedente posizione. Da questa osservazione il medico ricavò un insegnamento solo apparentemente pacifico; in realtà esso è alla base di una tecnica di combattimento. Intuendo l’importanza del principio della non resistenza lo applicò alle tecniche che stava studiando dando così origine a una delle scuole più antiche di jujutsu tradizionale, la Scuola dello Spirito del Salice.

 

 

 

 

 

 

Rivere di Cartosio (Alessandria) con i ragazzi di “Vedrai” di Ovada

 Si è svolta nei giorni scorsi un’ interessante iniziativa che ha visto Ekoclub come promotore, a Rivere di Cartosio, nell’Alessandrino, di una giornata “in campo”. Protagonisti alcuni disabili e operatrici dell’associazione “Vedrai” di Ovada ed il  consigliere nazionale di Ekoclub International, Bruno Morena.

Non si è trattato di una semplice scampagnata in una amena e silenziosa località appenninica ma un’occasione per avvicinare giovani meno fortunati alle attività rurali.

E’ da alcuni anni che “Vedrai” propone ad un gruppo di ragazzi e ragazze con gravi disabilità la cura di un campo allo scopo di REALIZZARE un piccolo frutteto: il contatto con la natura favorisce  la crescita sia dell’autonomia personale sia DELL’apprendimento e Bruno Morena fa da fattore, giardiniere, potatore, educatore  aiutando diserbare il campo, ad irrigare gli alberi, disponibile per ogni necessità nello spirito dell’educazione ambientale e della solidarietà.

“Che gioia poi farsi fotografare sul trattore!”, riferisce Bruno non privo di commozione.

 

lds