Siccità al nord e rischio per le colture e la fauna.

Il grande fiume langue già a metà marzo e le previsioni non lasciano intravedere speranze per una prossima campagna agraria ricca del prezioso elemento indispensabile a ogni forma di vita animale e vegetale. Cantarelli: “Non dobbiamo farci trovare impreparati alla grande siccità prevista entro il 2040”

Il PO in secca

di Redazione – Roma 16 marzo 2017 – Alle idi di marzo il livello igrometrico del Po era già sotto di 3,5 metri. Una condizione che non lascia presagire nulla di buono per la prossima stagione agraria della pianura padana, già segnata dalla mancanza di gelo e neve durante l’inverno ormai archiviato, elementi indispensabili per i cereali autunno vernini. Se la carenza idrica dovesse perpetrarsi con la medesima progressione allora anche le colture maidicole, i medicai e le industriali in genere e pomodoro nello specifico potrebbero subire danni che si riverserebbero sui conti economici delle imprese agricole specializzate della più ampia e fertile pianura italiana.

Un’eventualità sempre più probabile anche in relazione all’ipotesi che possa riproporsi il fenomeno de El Niño (ENSO: El Niño-Southern Oscillation). Un fenomeno che s’instaura a causa del surriscaldamento delle acque superficiali oceaniche del Pacifico orientale che, attraverso l’aumentata convezione, modificano a loro volta la circolazione equatoriale dei venti e con essa la distribuzione delle precipitazioni, regolando l’alternanza di periodi di siccità e di maggiore piovosità lungo tutto il Pacifico Equatoriale. Molto studiato ma ancora poco noto, El Niño e La Niña (fenomeno contrario che si determina dal raffreddamento delle acque oceaniche superficiali) si combinano in rapporto mutualistico generando l’inversione o comunque la modifica della rotazione delle masse d’aria del globo e conseguentemente generano un fenomeno caotico, difficilmente prevedibile sia in termini di previsioni meteo sia di potenzialità di danni che potrebbero generarsi nelle regioni direttamente e indirettamente coinvolte.

Una ciclicità, normalmente di 4-5 anni, che nonostante abbia fatto sentire i suoi influssi nel 2015 e nel 2016 contribuendo a toccare i record di temperature nelle due annate considerate e scatenato alluvioni in Cile, Perù, Bolivia; siccità in Indonesia, Australia, Africa meridionale e Corno d’Africa, dove ha bruciato i campi e assetato il bestiame, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) delle Nazioni Unite, già dalla metà del 2017 potrebbe ripresentarsi con una probabilità del 30-40%.

“A fronte di questi fenomeni sempre più frequenti , commenta il presidente di Ekoclub International Fabio Massimo Cantarelli, occorre che si corra rapidamente ai ripari stimolando la ricerca tecnologica a ridotto impatto ambientale in grado di affrontare periodi che potrebbero fortemente compromettere l’accesso alle risorse idriche in molte regioni del globo, densamente popolate, già nel 2040.”

Una recente ricerca World Resource Institute (WRI- agosto 2015), indica infatti che ben 32 stati saranno toccati da gravi carenze idriche e la Spagna sarà la più colpita nel vecchio continente. “Non dobbiamo quindi farci trovare ancora una volta impreparati, conclude Cantarelli, a un’emergenza che potrebbe, con le attuali conoscenze tecniche, essere almeno fortemente attenuata se non addirittura totalmente neutralizzata negli effetti dannosi sull’uomo e sulle attività connesse”.

(Ekoclub International – News)

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