Correva l’anno 1977

Di Fabio Massimo Cantarelli – Roma 28 marzo 2017.

Correva l’anno 1977.

Presidente di Federazione Italiana della Caccia era Italo Giulio Caiati, un pugliese, docente universitario di filosofia e pedagogia  e deputato di stretta osservanza andreottiana. Fu lui che concepì l’idea di dar vita ad Ekoclub International, un’associazione finalizzata a sensibilizzare i giovani all’amore per la natura e ad educare il mondo venatorio alle tematiche ambientali.

Erano gli anni in cui il fanatismo verde cominciava a prendere piede.

La caccia era un bersaglio facile ed il mondo venatorio era molto vulnerabile a causa della sua arretratezza culturale rispetto a grandi temi di attualità generale in materia ambientale.

Non che non vi fossero cacciatori illuminati ma era ancora radicata una diffusa cultura popolare che vedeva nella pratica delle armi l’esercizio di attività utili in funzione di possibili utilizzi di valore “nazionale”. Con le armi fu fatta l’Italia, la Patria aveva bisogno di armi per difendere l’unità Nazionale conquistata. Il Risorgimento, la sanguinosa Grande Guerra e la Resistenza  erano state lotte armate.

In secondo luogo la fauna selvatica era res nullius, perché era considerata un bene inesauribile, tanto diffuso da poterne fruire a piacimento senza preoccuparsi della sua limitatezza.

Tutte considerazioni che oggi appaiono prive di consistenza scientifica e sociologica ma che in passato hanno concorso a formare la pubblica opinione soprattutto quella popolare.

Nel frattempo lo sviluppo tecnologico aveva sì creato migliori condizioni di vita assicurando nel mondo occidentale industrializzato un benessere diffuso ma aveva anche generato un fenomeno, l’inquinamento,  che, pur esistente anche in passato, aveva assunto proporzioni allarmanti.

A fronte di questo evolversi della situazione italiana (e non solo) l’esigenza di costituire un’associazione di protezione ambientale nasceva da una serie di valutazioni ancor oggi condivisibili: in primo luogo la polemica antivenatoria da parte di taluni non doveva rappresentare un alibi per chiudere gli occhi al cospetto alle cause vere (ma occulte) del degrado ambientale. In secondo luogo il mondo venatorio aveva bisogno di un’anima critica interna che educasse, sensibilizzasse, provocasse il mondo dei cacciatori.

In questo spirito in quasi quarant’anni, Ekoclub International ha esercitato un indubbio ruolo di stimolo, non solo rispetto ai seguaci di Diana, ma anche nelle più diverse realtà culturali e geografiche del Paese.

Oggi aderiscono ad Ekoclub International, persone delle più disparate formazioni culturali; in molti, anche dirigenti, non sono cacciatori. Non per questo Ekoclub International si confonde con altre associazioni non solo perché rifugge l’animalismo che considera nelle sue espressioni più virulente una pericolosa forma di inciviltà ma perché si prefigge di formulare una proposta ideologica suis generis che vede l’Uomo al centro del mondo con quel carico di doveri e di responsabilità che tale collocazione implica.

A pieno titolo Ekoclub International si posiziona sulla scia dell’amore per la natura che aveva indotto già da fine ‘800 a dar vita ad enti ed associazioni quali il CAI (1863), ENPA (1938) a cui si aggiunsero varie associazioni dei botanici.

Ma se vi è un’istituzione alla quale è doveroso fare riferimento, è la “Pro Montibus et Sylvis” guidata per anni dal prof. Alessandro Ghigi, uno  fra i più insigni zoologi italiani ed a livello internazionale.

Senza retorica, si parva licet componere magnis, è ad Alessandro Ghigi che ci piace guardare come punto di riferimento culturale e storico pur non senza ombre e tenendo conto delle modifiche che il costume, la natura ed il mondo in genere hanno subito in questi ultimi decenni.

Oasi di Cannevié

Ekoclub International oggi è dunque una associazione a pieno titolo di protezione ambientale che dall’Alpe al Lilibeo promuove, tutela, studia l’ambiente naturale. Lo fa senza demagogia e con realismo. Senza eccessi ideologici ma operando in concreto (basti ricordare il  benemerito e diffuso servizio di vigilanza che opera su tutto il territorio nazionale in una con gli operatori della Protezione Civile che pure rappresenta un settore di intervento della nostra associazione).

Ed oggi, a quarant’anni dalla fondazione, si può dire che molti obiettivi sono stati raggiunti ed altri restano ancora da perseguire con spirito di servizio e molta umiltà, ma senza complessi nei confronti di alcuno.

Foto di copertina: Oasi di Canneviè gestione tenacemente voluta dal past president Professor Mario Spagnesi

“Video Oasi di Cannevié”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

sedici − 12 =